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mercoledì 24 agosto 2016

La sconfitta e la rinascita.

La gara preparata per dieci mesi se ne è andata con un niente di fatto perché la scimmia urlatrice che ho nel cervello è sclerata e non sono riuscito nemmeno a ricordarmi una camera d'aria di scorta da portare in gara. Eppure le cose non stavano andando male. La partenza è prevista per le 15 e la mia batteria inizierà alle 15:25. Sono stranamente rilassato forse perché penso di aver preparato tutto nella giusta maniera. Mi spalmo due chili di vasellina in tutto il corpo, indosso la muta e vado verso la partenza. La frazione di nuoto si svolgerà, nella prima parte, in un buio canale del porto di Fredericia. Posto altamente lugubre (cit. Petrosino). Resto a guardare le varie frazioni partire ed incontro una compagnia di ragazzi italiani con i quali scambio due chiacchere. Ipotizziamo che l'acqua sarà si fredda ma non così gelata. Li saluto e vado a tuffarmi. Cxxxo!!!! Perdo istantaneamente l'uso delle estremità corporee e dell'apparato riproduttore. Passo dalla tranquillità al terrore. Nuoto 50 metri verso la linea di start e attendendo lo sparo conosco un tedesco molto simpatico con il quale scherzo sulla temperatura dell'acqua. Pronti, via! Il tedesco è il cugino teutonico di Michael Phelps e se ne va immediatamente. Mi metto nella sua scia e dopo 500 metri siamo davanti a tutti. Usciamo dal canale e iniziamo a beccare le onde dritte verso di noi, che è meglio rispetto a quelle che arrivano lateralmente. Teniamo una cadenza regolare e cazzutissima e riprendiamo tanta gente partita prima di noi. In alcuni punti c'è la bolgia e si fatica a non darsi manate e calci. Finiamo il primo giro, guardo l'orologio e rimango impietrito nel vedere il tempo. Sembriamo degli acquascooter e non sto forzando affatto.Altro giro, altro regalo. L'impressione è che il mare si stia improvvisamente movimentando e si fatica più di prima a vedere le boe davanti a noi. Ma io ho il mio fido germanico a guidarmi fino fuori dal porto. Unico problema, non sento veramente più le estremità. Mani e piedi potrebbero essere tagliati senza alcuna anestesia. Provo a non pensarci ma sta diventando una situazione complicata. Giungiamo all'arrivo e ci sono i volontari a pescarci come tonni dalla rete e sento freddo, tanto freddo. Non trovo la sacca del cambio, sono in totale confusione. Anche se la trovassi non riuscirei mai a raccoglierla, non ho sensibilità nelle dita. Qualche fenomeno ha lanciato la sacca parecchi metri più in la ed è un volontario a trovarla per me. Lo ringrazio e corro verso il tendone. Come tolgo la muta? Ancora oggi non so come sia riuscito a svestirmi. Devo anche dire che ho impietosito un ragazzo seduto al mio fianco che mi ha sfilato le gambe, altrimenti sarebbe stati cachi amari. Indosso i manicotti con la speranza che siano provvidenziali per riscaldarsi visto anche la grande quantità di vento presente. Mangio banana - bevo acqua e via. Subito vento contro fortissimo ma voglio scaldarmi e ci do dentro come un ossesso. Si va verso la campagna dello Jutland dove la natura la fa da padrona e nei pochi momenti in cui alzo lo sguardo,mi godo il paesaggio. Siamo in mezzo al nulla. Nessuno per strada, nemmeno un tifoso e allora saluto tutti i volontari agli incroci per non sentirmi troppo solo in terra straniera. Giungo in un parco protetto dove mi si parano davanti enormi gruppi di branchi di alci. STI CAZZI! Spettacolari. Non mi sono ancora scaldato e visto che oramai sono a oltre metà percorso, credo che non ci riuscirò più e spero accadrà durante la corsa. Ma i buoni pensieri svaniscono quando sento che la ruota dietro si buca. Immediatamente mi rendo conto che non ho portato la camera d'aria di scorta e sono in un campo di grano. Fottuto oltre limite. Fine del racconto. Unico altro aspetto degno di nota, sempre negativo, lo vivo quando raggiungo l'arrivo e vedo un mega tendone di birra alla spina. Ne ordino una per aiutare il mio spirito in difficoltà. Ne trangugio una gran sorsata e capisco che si tratta di birra senza alcool. La birra senza alcool è come fare una di triathlon senza poter fare la frazione di corsa. Perfetta metafora della giornata trascorsa. Nel titolo ho inserito la parola "sconfitta" e si può ben capire il perché. Ma c'è anche la parola "rinascita" perché non mollo e cerco di prepararmi al meglio per un altro mezzo ironman di fine settembre in provincia di Pescara. Dritto verso l'obiettivo e con un numero di telefono di un buon psichiatra per la scimmia urlatrice. Tanto vi dovevo, baci. Davide

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