C'è chi, ad un certo punto della propria vita, decide di cambiare lavoro. C'è chi, invece, decide di provare ad andare a vivere in un'altra città. Poi ci sono quelli che si innamorano all'improvviso di una persona e decidono di passare tutta la loro vita insieme a lei. Ecco, io ho deciso di non privarmi di nulla e cambiare tutto. Domani sarà il mio ultimo giorno di vita veronese. E per il triathlon cosa cambia? Tutto! Nuovi posti dove allenarsi, nuove tempistiche da inserire nella giornata e nuovi progetti che vengono delineati di conseguenza. Poi c'è il fattore routine. I maschi sono esseri viventi molto legati alla routine; ho amici che praticano lo stesso allenamento nello stesso posto, alla stessa ora e con gli stessi vestiti da secoli. Ecco, la mia routine viene spazzata via e stranamente ne sono parecchio contento. Sarà il mio lato femminile che viene a galla, insieme a quello del rituale della pipì da seduto , ma sta di fatto che sono parecchio motivato. Ora c'è solo da creare una bella tabella degli allenamenti che possa coesistere con tutte queste novità ed il più è fatto. Devo fare una telefonata al migliore allenatore di tutta Italia ma devo solo trovare il momento giusto per me. Ah, vado a vivere nelle Marche e Verona mi mancherà, ma non poi così tanto visti i luoghi stupendi che mi aspettano. Mi aspetta anche una persona, alla quale va il mio grande ringraziamento di esistere e di rendermi così felice. P.S.: da domani andiamo a correre insieme, preparati! Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
mercoledì 28 dicembre 2016
mercoledì 26 ottobre 2016
Mezza di Jesi, si o no?
Ieri sera sono uscito sgambettante per un giro completo della città. Scopo principale, quello di rilassarmi e consumare abbastanza calorie per non pentirmi della pizza e della birra previste per cena. 18 chilometri previsti. Classico giro ammazzapolmoni (non per la fatica ma per lo smog), in mezzo a tutte le strade più trafficate di Verona. Se ci aggiungiamo che l'orario è quello del rientro dagli uffici, posso tranquillamente dire che mi sono fumato un pacchetto da 10 di Camel. Però il percorso è quantomeno affascinante, con "visita" a tutti i principali monumenti e alle strade più suggestive. Sopra tutti l'Arena, illuminata in via eccezionale di rosa. Incredibile l'effetto scenografico!
Che Cazzaniga significa, allora, il titolo di questo post? Dunque, il secondo scopo di questo allenamento era una sorta di verifica dello stato di forma generale e quindi di valutazione se fosse sensato iscrivermi alla mezza maratona di Jesi del 20 Novembre, più precisamente la Vallesina Marathon . Ci starebbe bene una garetta! E il test, come è andato? Bene, potrei anche andare a Jesi ad aggredire il mio personale. Devo solo auto-convincermi ed allenarmi intensamente in questi pochissimi giorni rimanenti. Certo che sarebbe bello andare a visitare Jesi correndo, Je suis Jesi. Deciderò all'ultimo minuto, come sempre con queste tipo di argomenti. Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
mercoledì 24 agosto 2016
La sconfitta e la rinascita.
La gara preparata per dieci mesi se ne è andata con un niente di fatto perché la scimmia urlatrice che ho nel cervello è sclerata e non sono riuscito nemmeno a ricordarmi una camera d'aria di scorta da portare in gara. Eppure le cose non stavano andando male. La partenza è prevista per le 15 e la mia batteria inizierà alle 15:25. Sono stranamente rilassato forse perché penso di aver preparato tutto nella giusta maniera. Mi spalmo due chili di vasellina in tutto il corpo, indosso la muta e vado verso la partenza. La frazione di nuoto si svolgerà, nella prima parte, in un buio canale del porto di Fredericia. Posto altamente lugubre (cit. Petrosino). Resto a guardare le varie frazioni partire ed incontro una compagnia di ragazzi italiani con i quali scambio due chiacchere. Ipotizziamo che l'acqua sarà si fredda ma non così gelata. Li saluto e vado a tuffarmi. Cxxxo!!!! Perdo istantaneamente l'uso delle estremità corporee e dell'apparato riproduttore. Passo dalla tranquillità al terrore. Nuoto 50 metri verso la linea di start e attendendo lo sparo conosco un tedesco molto simpatico con il quale scherzo sulla temperatura dell'acqua. Pronti, via! Il tedesco è il cugino teutonico di Michael Phelps e se ne va immediatamente. Mi metto nella sua scia e dopo 500 metri siamo davanti a tutti. Usciamo dal canale e iniziamo a beccare le onde dritte verso di noi, che è meglio rispetto a quelle che arrivano lateralmente. Teniamo una cadenza regolare e cazzutissima e riprendiamo tanta gente partita prima di noi. In alcuni punti c'è la bolgia e si fatica a non darsi manate e calci. Finiamo il primo giro, guardo l'orologio e rimango impietrito nel vedere il tempo. Sembriamo degli acquascooter e non sto forzando affatto.Altro giro, altro regalo. L'impressione è che il mare si stia improvvisamente movimentando e si fatica più di prima a vedere le boe davanti a noi. Ma io ho il mio fido germanico a guidarmi fino fuori dal porto. Unico problema, non sento veramente più le estremità. Mani e piedi potrebbero essere tagliati senza alcuna anestesia. Provo a non pensarci ma sta diventando una situazione complicata. Giungiamo all'arrivo e ci sono i volontari a pescarci come tonni dalla rete e sento freddo, tanto freddo. Non trovo la sacca del cambio, sono in totale confusione. Anche se la trovassi non riuscirei mai a raccoglierla, non ho sensibilità nelle dita. Qualche fenomeno ha lanciato la sacca parecchi metri più in la ed è un volontario a trovarla per me. Lo ringrazio e corro verso il tendone. Come tolgo la muta? Ancora oggi non so come sia riuscito a svestirmi. Devo anche dire che ho impietosito un ragazzo seduto al mio fianco che mi ha sfilato le gambe, altrimenti sarebbe stati cachi amari. Indosso i manicotti con la speranza che siano provvidenziali per riscaldarsi visto anche la grande quantità di vento presente. Mangio banana - bevo acqua e via. Subito vento contro fortissimo ma voglio scaldarmi e ci do dentro come un ossesso. Si va verso la campagna dello Jutland dove la natura la fa da padrona e nei pochi momenti in cui alzo lo sguardo,mi godo il paesaggio. Siamo in mezzo al nulla. Nessuno per strada, nemmeno un tifoso e allora saluto tutti i volontari agli incroci per non sentirmi troppo solo in terra straniera. Giungo in un parco protetto dove mi si parano davanti enormi gruppi di branchi di alci. STI CAZZI! Spettacolari. Non mi sono ancora scaldato e visto che oramai sono a oltre metà percorso, credo che non ci riuscirò più e spero accadrà durante la corsa. Ma i buoni pensieri svaniscono quando sento che la ruota dietro si buca. Immediatamente mi rendo conto che non ho portato la camera d'aria di scorta e sono in un campo di grano. Fottuto oltre limite. Fine del racconto. Unico altro aspetto degno di nota, sempre negativo, lo vivo quando raggiungo l'arrivo e vedo un mega tendone di birra alla spina. Ne ordino una per aiutare il mio spirito in difficoltà. Ne trangugio una gran sorsata e capisco che si tratta di birra senza alcool. La birra senza alcool è come fare una di triathlon senza poter fare la frazione di corsa. Perfetta metafora della giornata trascorsa. Nel titolo ho inserito la parola "sconfitta" e si può ben capire il perché. Ma c'è anche la parola "rinascita" perché non mollo e cerco di prepararmi al meglio per un altro mezzo ironman di fine settembre in provincia di Pescara. Dritto verso l'obiettivo e con un numero di telefono di un buon psichiatra per la scimmia urlatrice. Tanto vi dovevo, baci. Davide
sabato 23 luglio 2016
Punto della situazione
10 lunghissimi mesi di preparazione. Allenamenti svolti con freddi ghiaccia-polmoni e caldi da embolia. Mollato praticamente mai. In Aprile il triathlon sprint di Fumane. A Maggio lo sprint di Augusta (di cui manca il post per il blocco dello scrittore). A Giugno il tanto atteso Olimpico di Bardolino (buona prestazione e post mancante sempre per il blocco dello scrittore). Tutto questo per arrivare ad oggi, a due settimane dal mezzo Ironman di Fredericia. Domani sarà l'occasione per l'ultimo allenamento lungo dopodichè scarico e preparazione del viaggio. Il dado è tratto! Se riuscirò a finire il tragitto entro le 5 ore e mezza mi trasferirò definitivamente e ufficialmente nella sede della Carlsberg a bere qualcosina e ricordare i trionfali momenti di gara. Tanto vi dovevo, baci. Davide
giovedì 28 aprile 2016
Triathlon sprint di Fumane - I trofeo degli Arusnati
Fumane è una località in provincia di Verona, bel posto; mentre Arusnati, anche se sembra, non è un insulto , una parolaccia o un appellativo colorito tipo Polentoni o Terroni, ma è il nome di un antico popolo che visse nella zona della Valpolicella. Ed io qui ho deciso di esordire in questa stagione agonistica. Dal punto di visto metereologico mi aspettavo qualcosa di meglio. Dal primo di Aprile in poi abbiamo avuto solo giornate splendide, quasi estive, mentre per questo week end, del tutto improvvisamente, abbiamo trovato in dono un clima Arusnate. Vento, pioggia e freddo. Niente di proibitivo comunque. Proibitivo risulterà invece il parcheggio. Piazzale pieno ed io alla ricerca di un posto abbastanza comodo dove scaricare tutto il materiale, bici compresa. Piazzo l'auto ai lati della strada che scende dalla montagna, praticamente nel bosco. Avessi avuto una 500 mimetica non sarei mai riuscito a ritrovarla, tanto era inserita bene nel contesto. Sembrava l'auto di uno che va a funghi. Ma, faccio solo in tempo a scaricare la ruota della bici, che mi si affianca l'auto dei vigili del paese. "Non penserai mica di lasciarla lì la macchina", questo è l'esordio del simpatico figlio di Arusnate alla guida del mezzo. Con i miei occhi gonfi, e il mio fare lento e goffo, richiudo tutto e trovo parcheggio lontanissimo, senza imprecazioni come vi lascio facilmente immaginare. Preparo la zona cambio e inizio a smangiucchiare qualcosa visto che la mia batteria sarà l'ultima, dopo le 13. La prima frazione si svolge in piscina, 10 persone per 10 corsie alla volta. Nelle batterie precedenti noto colpi proibiti di qualsiasi tipo mentre i componenti del mio gruppo paiono tutti carinissimi e attenti al prossimo. Si decide che io partirò per secondo e sono abbastanza tranquillo dopo un intero inverno a spaccarmi le spalle negli allenamenti di pallanuoto. Infatti tutto bene, prendo la scia del capofila e reggo tranquillamente la sua andatura. Tutte sensazioni molto buone, tanto che mi balena per la testa il pensiero di aumentare il ritmo e passare avanti ma preferisco gestire le forze. Incredibile, mantengo la lucidità per contare tutte le 23 vasche (da 33 metri) ed esco dall'acqua. Qui mi perdo completamente. Mi addormento. Ci metto una vita per mettere calzini, casco e spolverino. Mi passano in tanti e mi automaledico. Nemmeno il tempo di rendermi conto di pedalare e parte la salita, bella dura anche. Mi serve qualche minuto per abbassare i battiti del cuore ma poi la pedalata non diventa malvagia. Mi manca tanto il pubblico ai lati della strada che non c'è. In compenso, salendo, la vista diventa man mano sempre più avvolgente, con la Valpolicella e Verona come soggetto del paesaggio. Intanto la scalata finisce e mi fiondo in discesa. Il caldo è fatto diversamente, tanto che la pioggerella in quota mi pare nevischio o forse è solo il mio desiderio di voler raccontare per forza un'impresa epica. Altra zona cambio e altra dormita colossale. Nei cambi sono lento come la preparazione della pearà della domenica mattina. Ci metti un lottatore di sumo in zona cambio al mio fianco e vedrai che ti sembrerà incredibilmente di vedere Usain Bolt. Però sto bene e voglio divertirmi. Prendo un buon ritmo e tengo nel mirino qualche bel personaggio che mi sta davanti. Come un avvoltoio attendo di saziarmi della loro carcassa e così sarà. Ultimo km e le energie sono lì a farmi compagnia. Allunghissimo finale e finalmente una gara di triathlon fatta in maniera decente. Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Tanto vi dovevo, baci. Davide
mercoledì 20 aprile 2016
Fredericia... Che cxxxo è Fredericia?
Fredericia non è un'amica, non è nemmeno una marca di detersivi (smacchia la maglietta con Fredericia!) e nemmeno il nome di una cagnetta. Tutto nasce dalla ricerca di una gara con distanza mezzo IronMan per l'estate. L'anno scorso la scelta cadde su Pescara. Tutto bello, tranne la mancanza di acqua nell'ultimo ristoro in bici e un caldo disumano, da far fatica anche al bar davanti ad un cocktail fruttato con tanto di ombrellino. Fra le gare del marchio IronMan ho addocchiato Rapperswill, in Svizzera, ma arriverebbe troppo presto e mi sembra logico dover allungare l'agonia degli allenamenti. E allora ho cambiato sito e marchio, Challenge Family. Rimini si svolgerebbe ai primi di Maggio, quindi nein. Ci sarebbe una gara al 6 di Agosto in Danimarca con tanto di frazione nuoto nel Mar del Nord. Mai stato tra l'altro nel Paese della sirenetta! C'è da dire che ti aspetteresti di gareggiare a Copenaghen e invece no, troppo banale. F R E D E R I C I A. Vado a Fredericia! Una città che non è nemmeno citata nella guida lonely planet del proprio Paese di appartenenza. Però, a parte lo scetticismo iniziale, devo dire che la città sembra interessante e logisticamente perfetta; a pochi chilometri dall'aeroporto di Billund, località famosa per il parco di divertimenti LEGOLAND. Da questo posto mi aspetto principalmente una cosa, un clima adatto per lo svolgimento di una gara abbastanza lunga. Anche perchè, se così non fosse, ho forti dubbi che al Polo organizzino qualcosa del genere. Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
mercoledì 6 aprile 2016
Dogi's half marathon (la mezza maratona di Dolo)
La mezza maratona di domenica scorsa è un'idea dell'ultimo minuto. Per mesi e mesi ho partecipato alle gare NON competitive di Verona e provincia, quelle dove l'obiettivo per tanti è fare quattro passi o portare il cane a fare una lunga pisciata. Difficile quindi trovare stimoli e cercare di andare un filo oltre. Nasce quindi così l'idea di partecipare ad una gara competitiva; tornare a rivivere certe emozioni: la tensione pre-gara, l'odore della sfida, il mal di pancia mattutino e le sue inenarrabili conseguenze. Iscrizione fatta all'ultimo momento e numero di pettorale talmente alto che pare un codice fiscale. Pazienza, niente a confronto dell'abbigliamento sfoggiato per l'occasione, ma andiamo passo per passo. La giornata è più che primaverile e il viaggio verso la bassa veneziana risulterà rilassante. Il paese di DOLO non me l'aspettavo così interessante. Un campanile della chiesa con forti richiami alla Serenissima e una zona del centro che rassomiglia in qualche modo a Borghetto. Bello! Ci sarebbero anche dei baretti interessanti per ingurgitare una luculliana colazione continentale ma mi spetta solo una banana Chiquita quasi andata a male. Ritiro pettorale e vestizione effettuati e foto di rito. Nella foto sono nascosto dietro di tutti perché non ho la maglietta della società e mi presento con una canotta dal dubbio gusto e moralità oltre che con dei manicotti parecchio gay-friendly. Ma sono felice e tranquillo per quello che andrò a fare. Tanto che mi avvicino alla partenza all'ultimo istante e costretto a partire dal fondo del gruppo. L'idea per la gara è quella di fare un bell'allenamento senza forzare troppo, anche perché gli allenamenti degli ultimi tempi e soprattutto quelli della settimana mi hanno segnato nel fisico e nella mente. Decido di tenere un ritmo di 5 minuti a chilometro nella prima parte di gara per poi vedere se ne avrò per spingere nella seconda. Una tattica di gara alquanto prudenziale ma è mattino presto, il mio corpo è intorpidito e ho un muso di un personaggio dei cartoni animati. Partenza, via! partendo dal fondo sono obbligato a tenermi di lato per passare gran parte del gruppone che andrà sicuramente più lento di me e in un attimo il primo chilometro è andato. 4 minuti e mezzo. Porco cane vai più piano, così ti bruci! penso. Secondo chilometro 4 minuti e 38. Non riesco a comunicare con me stesso ed impormi di rallentare ma sono ancora in fase di uscita dal traffico e penso che fra poco riuscirò ad impormi di rallentare. Ragionamenti da scimmia urlatrice. Le gambe rispondono bene e il fiato pure. Ma già al quarto chilometro mi sento debole di energie e decido di anticipare l'assunzione del primo dei due gel energetici previsti. In un attimo la debolezza passa e penso che sia più un effetto placebo che una reazione chimica che avviene realmente nel fisico. D'altra parte i chilometri da fare sono tanti e le minchiate alle quali pensare sono veramente parecchie. In tutto questo pensare mi accorgo che ci stiamo dirigendo verso il paese di STRA e in lontananza scorgo i palloncini bianchi del pacer dell'ora e 40. Io non ho mai corso una mezza sotto quel tempo e mi piacerebbe sfondare quel muro ma rischio di forzare troppo il ritmo e smetto di pensarci e torno a riflettere sulla chimica e la fisica quantistica. Il fatto è che più passano i chilometri e più vedo sti palloncini vicini tanto che al decimo chilometro raggiungo questo gruppetto festoso. Il ritmo dall'inizio della gara non è mai diminuito, a prova del fatto che il mio cervello e il mio corpo non hanno facilità a comunicare. Mi metto in mezzo a questi simpatici signori e ci divertiamo a salutare il pubblico presente ai lati della strada e ti rendi conto quanto basti poco per divertirsi a volte. L'unico problema è che il ritmo per due chilometri è sceso di qualche secondo e me ne accorgo dalla facilità di corsa che propongo. Rompo gli indugi e mi stacco dal gruppo vacanze e abbasso di una decina di secondi l'andatura, 4 minuti e trenta secondi a km. Tutto procede bene. Intorno al tredicesimo chilometro passiamo davanti ad un'osteria che emana, già alle dieci del mattino, odori di frittura e grigliata di pesce. Avrei approcciato qualche piatto locale con un bel bianchetto frizzante ghiacciato nonostante l'orario. Ciò significa che lo stato di forma è ottimo e riesco ancora a divagare in pensieri senza fare troppa attenzione alle gambe e al respiro. Nel frattempo entro in una cabina del telefono e mi trasformo come superman nell'ormai famigerato "runner spazzino" ed inizio a raccogliere i corridori cadaveri che incontro sul mio cammino. Vuol dire che l'andatura è aumentata e passo parecchia gente, alcuni dei quali non credo realmente siano riusciti a portare la propria carcassa all'arrivo. Si arriva a MIRA e capisco che nella provincia di Venezia si tenda a risparmiare sui nomi dei paesi. Da noi a Verona ci sono nomi più strutturati, vedi Rosegaferro, San Martino Buon Albergo, Colognola ai Colli, Valeggio sul Mincio. E quando il nome è troppo piccolo ci aggiungiamo sicuramente un qualcosa, tipo: Torri.... del Benaco, S.Anna ..... D'Alfaedo, Ronco ..... all'Adige. Comunque, oramai siamo nel finale di gara e ho i capezzoli in fiamme, naturalmente ho lasciato a casa la vaselina che me li avrebbe salvati. Avanti! Passo ancora gente, oramai sono lanciato. Fuori da una curva mi si prospetta di fronte, fiero, il campanile della chiesa della località di partenza e capisco di essere arrivato soprattutto quando sento la voce dello speaker. Tento una timida volata con me stesso, senza troppo esagerare che domani c'è allenamento in bici. Arrivo al traguardo in un'ora e 37 minuti. Buona prova e sensazioni positive. Festeggio con un'ottima birra media alla spina al primo bar disponibile, tanto per non perdere le ottime abitudini. Tanto vi dovevo, baci. Davide
sabato 20 febbraio 2016
Stress test
Ma io, ho la capacità di restare attaccato ad un gruppo di ciclisti durante un'uscita sulle due ruote? E' così che nasce scherzosamente lo stress test odierno. A causa di problemi tecnici, questa mattina il gruppo è formato solamente da me e il Batti ma siamo parecchio agguerriti. Ci avviamo in direzione lago di Garda. Giornata stupenda, il Baldo innevato e il lago che non delude mai. Però chi si aspettava di fare 105 chilometri. Ecco, io proprio no. Comunque sembra che lo stress test sia stato superato e ora credo di avere tutti i sabato mattina impegnati. Tanto vi dovevo, baci. Davide
lunedì 1 febbraio 2016
ALL IN
Ho pensato seriamente di lasciare stare tutto e di smettere con gli allenamenti, diventare il classico impiegato tutto numeri e panza. Alcune esperienze ti segnano e tentano diabolicamente di farti mollare. Ho dovuto prendermi il tempo necessario per far lavorare il solitario neurone maschile presente nel cervello e capire che quello che mi piace fare è nuotare, pedalare e correre. E in abbondanza . Io sul tavolo da gioco ho messo tutte le mie fiches . Tanto vi dovevo. Baci. Davide
martedì 17 febbraio 2015
Giulietta & Romeo Half Marathon 2015 (altra mezza maratona di Verona)
There is no world without Verona wall ..... Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona... disse un tempo il grande William Guglielmo Shakespeare. E questo è valido per le organizzazioni delle maratone; mai vista un'organizzazione impeccabile come questa. Partecipanti 10.000 runners, praticamente un esercito di lottatori che preferiscono scegliere di correre 21 km al freddo piuttosto che stare a casa con le proprie famiglie a scaldare i sofà e festeggiare i vari San Valentino e Carnevale. Mi reco alla partenza e, una volta consegnata la sacca con la felpa, mi ritrovo in maniche corte per una mezz'ora abbondante a 5 gradi di temperatura con venticello di bora che me ne fa percepire 2. Mi auguro che lo stomaco resista all'ibernazione e spero di evitare di trasformare la gara in un supplizio. Ma tutto procede bene e l'unico evento da rilevare sono i capezzoli duri come il marmo... brutte scene! Prima di immettermi nella griglia di partenza incontro parecchi amici tra cui Matteo, amico d'infanzia alla sua prima mezza, l'amico Piero, anche lui alla sua prima, e il mitologico Stefano Rotaia, anche lui alla sua prima. Il mio fido compagno di avventure podistiche, Matteo, è al mio fianco in griglia e, preoccupato dalle sua condizioni psico-fisiche mi avverte che andrà molto lentamente a circa 5:50 a chilometro... fatico a crederci. Prima di partire si ode al microfono la voce del Gianni Morandi nazionale che intona "uno su mille ce la fa..." e le mani, prima alzate al cielo per applaudirlo, scompaiono tutte contemporaneamente nelle parte basse di ognuno. Si parte! si, si parte, ma io a che velocità andrò? non lo so, non conosco le mie attuali potenzialità, mi sto allenando parecchio sulle tre discipline ma l'ultima volta che ho corso per 21 km è stato ad inizio dicembre e ad oggi non so nemmeno in che condizioni potrei arrivare. Decido di mantenere il classico passo da camminata primaverile in centro città. Non faccio alcuna fatica e mi aggiro sui 5:15 a chilometro. Mi guardo intorno e assaporo al massimo questa gara di casa. Come al mio solito scambio battute con chiunque mi passi vicino e i primi chilometri volano letteralmente. Vedo che lentamente mi stanno sorpassando tantissime persone e non mi preoccupo visto che so che avrò la possibilità di riprendere gran parte di loro nella seconda parte della gara e continuo con la mia leggera galoppata. Tra il terzo e il quarto chilometro, praticamente in Piazza Corrubbio a San Zeno mi trovo di fronte quel bugiardo di Matteo. Altroché lento, sta viaggiando appena sopra i 5 minuti a chilometro. Mi piazzo di fianco a lui e iniziamo a chiaccherare come se non ci vedessimo dai tempi delle scuole medie mentre ci vediamo quasi tutti i giorni e sprechiamo ignobilmente le nostre energie. Il percorso ci fa ritornare alla partenza situata in zona stadio e scorrono così i primi 8 chilometri. Mi sento benissimo, infatti Matteo mi invita parecchie volte a spingere e di non preoccuparsi di lui. All'ottavo chilometro risulto essere in posizione numero 3600. Innesco la funzione raccogli rifiuti e mi trasformo nella oramai nota figura dello spazzino-runner che tante fortune ha portato nelle scorse gare. Scarico nel cassonetto decine e decine di avversari UNO DIETRO L'ALTRO senza farlo volutamente e senza particolare fatica. In stazione, al decimo chilometro, mi ritrovo improvvisamente in posizione numero 3500. I pensieri sono molto positivi e scorro spensierato come dopo aver stipulato il mutuo. Si inzia a raggiungere il centro della nostra fantastica città e la parte più bella della corsa entra nel vivo. In questa splendida cornice raccolgo a manciate i corridori sempre più prepotentemente e dal decimo al quindicesimo chilometro vedo l'orologio spararmi dati INCREDIBILI e la fatica non si fa sentire. Ho l'adrenalina al massimo e vorrei trovarmi a Filadelfia e sverniciare Rocky Balboa sulla sua scalinata. Al quindicesimo km risulto essere in posizione 2900. Sti pazzi! Faccio un pensiero sul tempo finale e penso di poter arrivare all'arrivo sotto l'ora e quaranta ma il fardello della partenza lenta è assai pesante. Testa bassa e pedalare. All'improvviso mi accorgo di un soggetto con canotta rossa che corre a velocità doppia degli altri e lo battezzo come mia lepre personale. Mi attacco molto gaiamente al suo culo e non lo mollo più. Lui spazza gli avversari e io li raccolgo e li riciclo. Entriamo nel centro antico della città, le strade si fanno più piccole e dobbiamo contorcerci per effettuare i sorpassi. Quando vedo il tempo stampato del diciassettesimo chilometro mi vengono i brividi e non sento la stanchezza. Al chilometro 19 risulto in posizione 2400, vuol dire che sorpasso un runner ogni dieci metri. Sono al limite con il tempo dell'ora e quaranta. Decido di dare tutto (come disse una famosa porno star....) Il penultimo chilometro lo brucio ma all'ultimo sento improvvisamente, anche finalmente, la fatica. Non mollo (come disse un famoso porno divo....) Entro nella splendida Arena e mancano poche centinaia di metri all'arrivo. Non vedo niente, corro a testa bassa. Esco e giro a sinistra e mi preparo alla volata, guardo l'orologio e ..... noooooooooooo! un'altra volta: vedo 1:40. Non ce l'ho fatta nemmeno questa volta e passo sotto l'arrivo con pochi secondi sopra l'obiettivo. PAZIENZA. La rimonta però è continuata anche nel finale e all'arrivo sono in posizione 2260. Decido di non rimanere all'aperto a prendere freddo e corro a casa di mia mamma a festeggiare .... morale della favola: calorie consumate in gara :4500 calorie ingerite da mia mamma: 7560. Tanto vi dovevo, Baci. Davide
lunedì 29 dicembre 2014
Il fascino della grande M rossa.
Pescara, 14 Giugno 2015. Luogo e data che mi sognerò per parecchie volte nei prossimi 6 mesi. Ed è proprio per colpa dei sogni che mi ritroverò a lottare per riuscire a portare a termine un'epica gara come questa. 1,9 km di nuoto , 90 km di bici e 21 km di corsa, questo è l'IRONMAN 70.3 (o mezzo IRONMAN). Non ho ancora capito perchè mi sia buttato in un'avventura del genere ma credo di dover espiare delle colpe relative ad una vita passata o forse per via del fatto che non ho fatto il militare o forse perchè sono solamente matto e non me ne voglio rendere conto. Sta di fatto che è già un mese che sto macinando chilometri su chilometri in tutte e tre le discipline e il la costanza, l'impegno e la determinazioni sono massimali. Il prepotente freddo siberiano arrivato in questi giorni ha alzato ulteriormente l'asticella della difficoltà e quando esco di casa per correre o pedalare mi sembra di essere precipitato nei campi di addestramento spartani dove uomini mitologici si preparavano alle battaglie contro i popoli nemici.
Tanto vi dovevo, baci. Davide
Tanto vi dovevo, baci. Davide
lunedì 10 novembre 2014
Trentino Garda Half Marathon (La mezza di Riva del Garda)
Sabato, il giorno prima della gara, mi sono riposato tutto il giorno crogiolandomi vergognosamente sul letto e il divano. SCANDALOSO! Ma non intendevo rischiare nulla, intendevo giungere riposatissimo al mattino dell'evento. E così è stato. Erano le sei del mattino quando John Mayer iniziava a suonare sul display del mio smartphone. A quest'ora della domenica si svegliano solo le anziane che vanno a prendere la messa delle 7, i genitori dei figli che hanno fatto seratona al sabato e i runners sclerati come me. Al risveglio, la schiena mi avverte di aver esagerato con la posizione orizzontale e la temperatura in casa mi sussurra che non deve essere un' alba così tanto fredda. Colazione extra-large e doccia calda mi permettono di incominciare a sentire le prime sensazioni corporee in maniera così spiccata che, una volta salito in auto, posiziono il volume dell'autoradio a livello "aperitivo del venerdì sera", quindi non elevatissimo ma già abbastanza pesantino. Il "Matteo Nazionale" è già sotto il portone di casa ad aspettarmi e, visto l'anticipo con cui si è presentato, penso che anche lui abbia avuto un discreto risveglio come ce l'ho avuto io. Gli occhi però sono particolarmente spiritati e il primo movimento che fa, una volta salito in auto, è quello di abbassare drasticamente il volume della trasmissione radiofonica. Facilmente mi sono sbagliato, non abbiamo avuto lo stesso identico risveglio. La giornata è uggiosa e a tratti troviamo anche la pioggia in autostrada ma convinco il sonnolente mio accompagnatore che a Riva del Garda troveremo un clima soleggiato. La zona di accoglienza dell'evento è situata all'interno della fiera e ci accingiamo al ritiro dei pettorali e a prepararci con calzoncini e maglietta. Usciamo per fare una corsetta e il sole ha già fatto capolino e si sta benissimo in canottiera. Durante il riscaldamento incrociamo qualche bel soggetto degno di nota e fra questi un germanico alto un metro e novantacinque che corre a più non posso. Rimaniamo impressionati dal fisico del biondo nordico e dalla sua potenza atletica. Impacchettati nella nostra griglia svolgiamo in ordine: - il rituale del ballo di gruppo - il saluto all'elicottero - il sorriso alla telecamera posta sul drone. Finalmente si parte. Siamo a circa 30 metri di distanza dai palloncini bordeaux dei pacers dell'ora e trentanove minuti, decisi più che mai a non abbandonarli per nessun motivo al mondo. Primi metri in vialone direzione centro di Riva che permettono una discreta corsa senza troppi intruppamenti pericolosi. E il ritmo è già altissimo. Il passaggio nel centro di Riva durante il secondo chilometro risulta talmente veloce che nemmeno mi accorgo di dove siamo. Al terzo chilometro passiamo sotto la galleria e tutti gli appassionati de "l'attimo fuggente" fanno risuonare il loro barbarico YAWP, anche qualche ululato. Ancora tanta confusione, tanta gente che ci supera al doppio della velocità e i nostri palloncini bordeaux in bella vista di fronte a noi. Io e Matteo ci accorgiamo che le medie sono molto più veloci di quelle che riteniamo essere in grado di fare e, al quarto chilometro, non si vede più un sorriso sui nostri visi sudati. Il ristoro del quinto chilometro risulta più dannoso che utile perché mi soffoco con l'acqua e riprenderò un respiro normale solo dopo due chilometri. Ma qui, io e l'ex assonnato, ci cambiamo di abito e mettiamo le vesti degli operatori ecologici. Iniziamo la nostra ormai nota e inesorabile rimonta sul gruppo e partiamo ad effettuare la raccolta differenziata dei vari "runners rifiuti" che troviamo ai bordi della strada. Siamo poco lontano da Arco e mi rendo conto di aver corso su di un lungo tratto in leggerissimo falsopiano in salita e nonostante ciò teniamo a vista i pacers e pensiamo che il ritorno lungo il fiume Sarca, ci vedrà avvantaggiati per la discesa. Ad Arco inizia anche a piovigginare ma è un fenomeno atmosferico che rinfresca e non danneggia la corsa. Altro ristoro impossibile del decimo chilometro e ingurgito il solito orrendo gel energetico. Esco da Arco e penso a tutte le Giovanna che abitano qui. Ci immettiamo nella pista ciclabile che fiancheggia l'immissario del Lago di Garda e circa al tredicesimo chilometro sapete chi troviamo? Il biondo germanico che cammina al lato della strada con le mani ai fianchi in attesa del passaggio del carro funebre. Mai occasione migliore di indicare il soggetto a Matteo e prendere l'occasione di incitarci a vicenda per continuare a macinare. E invece, nell'ordine, perdo prima la sensibilità totale della milza e poi, credo per osmosi, mi parte per la tangente anche il fegato. Prossima gara prenoto un'epidurale, toglietemi tutta la sensibilità! Nel frattempo, la pista ciclabile, non si rivela in falso piano come speravamo, siamo invece obbligati a effettuare quattro o cinque sali e scendi spacca-gambe. Il ritmo resta costante ma al diciassettesimo chilometro, Matteo decide di abbassare leggermente il passo e mi lascia andare da solo. Io non ho più la capacità mentale di decidere cosa sia giusto fare, se aspettarlo o andare, sono cotto, lessato, affumicato! Decido di continuare al ritmo e tenere a giusta distanza i palloncini. Giungiamo in questo modo alla spiaggia e iniziamo a sentire la musica dell'arrivo in lontananza. In questo momento mi sembra veramente di aver fatto un'epidurale visto che non sento più le gambe. Ultimo chilometro, SORPRESA, Matteo è riuscito a riprendermi e decide di scortarmi fino all'arrivo una volta capito che non ci sarei arrivato con le mie sole forze. Guardo il cronometro che indica 1:39:40. Capisco che non riuscirò a stare sotto l'ora e quaranta perché l'arrivo è ancora lontano..... e invece.... giro l'angolo e lo vedo lì a cento/centocinquanta metri. Grido: "CE LA FACCIAMO!". Ci piazzo uno scatto poderoso da brividi e spero di avercela fatta. Non la faccio lunga, tempo finale: 1:40:05. Cinque secondi del piffero! Nonostante ciò, sono molto contento del risultato finale avendo capito di poter abbassare ulteriormente l'asticella per le prossime gare. Il post-gara regala a me e Matteo, i keniani del luppolo, parecchie soddisfazioni nei locali della zona e un pomeriggio di meritatissimo relax. Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
martedì 4 novembre 2014
La settimana di preparazione alla Trentino Garda Half Marathon
L'anno scorso un brutto infortunio alla caviglia non mi ha permesso di partecipare a questa grande classica del circuito delle mezze maratone del nord Italia. E mi era dispiaciuto parecchio! Bel percorso, ottima organizzazione, incantevole location e buona presenza di locali per ospitare me e la mia sete del postgara. Naturalmente quelli del divertimento e della abbondante degustazione saranno gli obiettivi principali della gita al lago, senza però dimenticarsi di fornire una gran prestazione cronometrica sui 21 km previsti. Il mio compagno di viaggio sarà l'ottimo Matteo, anche lui grande degustatore, con il quale cercheremo di andare ad aggredire e sfondare il muro dei 100 minuti (o dell'ora e quaranta minuti). A fronte dell'allenamento sui 15 km fatto l'altro ieri credo che questo resterà un bel sogno perchè abbiamo vissuto entrambi delle gran sofferenze. Non ci abbattiamo comunque! L'idea è quella di partire seguendo i pacers dell'ora e 39 e cercare di attaccarsi ai loro polpacci e non mollarli mai fino a che morte non ci separi. Cosa sono i Pacers? Essi sono volontari che si offrono di accompagnare i runners nella corsa garantendo l'arrivo ad un tempo prestabilito. Come distinguerli? Hanno dei palloncini di diversi colori a seconda del tempo che andranno a conseguire. Sarà bello quindi vederci battagliare nell'intento di stare nella loro scia e cercare di non perdere un centimetro. Naturalmente non verrà a mancare un resoconto dettagliato della gara comprese sofferenze e soddisfazioni. Rimanete collegati. Tanto vi dovevo, baci. Davide
lunedì 6 ottobre 2014
Cangrande Half Marathon (altra mezza di Verona)
Finalmente una gara! Avevo bisogno di respirare l'aria della competizione, del mal di pancia alla mattina per l'agitazione, della colazione del supercampione, delle spille da balia da infilzare nella maglietta per tenere il pettorale ma soprattutto, necessitavo di correre una gara organizzata per divertirmi un sacco. Come per la mezza maratona di febbraio di Verona anche questa manifestazione non presenta alcuna falla dal punto di vista organizzativo e la bellezza della città di Verona ha reso il tutto una giornata da far ingrassare gli occhi e l'animo. Il tutto ha inizio Venerdì sera quando mi sono recato al ritiro pettorale e la bionda e alta hostess, molto carinamente, mi ha interpellato per sapere quale misura di maglietta volessi. io ho risposto rapidamente che desideravo avere una "M" (le taglie sportive sono sempre larghe). Lei altrettanto velocemente mi risponde: "guarda io credo ti possa andare meglio una "L", ma per via delle spalle non per il resto". AHI AHI AHI ho capito devo dimagrire! Dimenticato l'accaduto mi ritrovo dopo pochi minuti con l'amico Matteo in strada per la rifinitura pre-gara. Tutto perfetto sento le gambe girare bene e mi sento alquanto fiducioso per domenica. Peccato che io e l'altro sciagurato decidiamo di andare a farci una birretta. Ma si è mai visto che di Venerdì sera ci facciamo solo una birretta?!?! Rovinata la rifinitura pre-gara, PAZIENZA. Veniamo a Domenica mattina. Mi alzo non senza fatica ed inizio lo scaramantico rituale della colazione. Oramai ho imparato ad ingerire 7.000 calorie prima della gara nemmeno fossi Phelps. Faccio tutto talmente in velocità che, visto l'anticipo, decido di recarmi alla partenza con la bici. Mi sento ecologicissimo e pedalo felice in direzione Piazza Brà. Mi incontro con Matteo e decidiamo di avvicinarci alla partenza ma dimentico una cosa fondamentale: FARE LA PIPI'! Me la dovrò tenere per tutti i 21 km del tragitto. Vescica testata, funziona! Valutiamo comunque di partire dal fondo del gruppo ed è una decisione del piffero perché restiamo intruppati per circa 2/3 chilometri, impegnati in sorpassi impossibili e scatti improvvisi. Ne veniamo fuori ma la media che avevamo prefissato per questa gara di allenamento è già sballata e ci ritroveremo a rincorrere le lancette fino alla fine. Primi passaggi in centro città in cui non si riesce ad assaporare il paesaggio per motivi appena citati. Quando ci liberiamo dalla folla siamo già sul lunghissimo tratto di lungadige che ci porterà fino alla frazione di Parona. Secondo me Parona è come Chievo non fa Comune è una sorta di quartiere del comune di Verona. Verificherò. Primi 5 chilometri, tutto sotto controllo, il ritmo si è fatto regolare e le gambe e la testa sembrano essere presenti questa mattina. Anzi si riesce a chiaccherare per benino e a far si che i chilometri passino velocemente. Nel frattempo io e Matteo abbiamo iniziato una rimonta INESORABILE. Non ci sorpassa più nessuno e sorpassiamo alla grande e questo fino alla fine della gara. ASSOLUTAMENTE INESORABILE. Verso l'ottavo chilometro decido di ingurgitare un gel energetico. Butto giù sta schifezza appiccicosa con una fatica incredibile e blocco per qualche secondo il respiro perché non riesco a buttare giù l'intruglio. Fortunatamente giungiamo al primo ristoro e via un bel bicchierone di acqua per liberare l'esofago. Io e Matteo nel frattempo diamo l'idea di essere due che corrono insieme da prima della cresima. Affiatatissimi, regolarissimi e anche coordinati come fossimo due veline sul palco di Striscia, come le Kessler (direbbe mia zia). Talmente carini da vedere che una tipa mi si affianca per salutarmi dichiarando di conoscermi. Classica situazione in cui lei dice di conoscerti e tu non sai chi sia. Sfoggio una faccia come il culo e pare che sappia tutto di lei e ne esco alla grande con i complimenti seguenti della mia compagna soubrette. Arriviamo a metà gara e siamo in fase di ritorno verso il centro città. Verso il tredicesimo chilometri qualche piccola fatica alle gambe si inizia a far sentire ma sto bene e desidero fortemente di chiudere bene la gara. Dal quindicesimo chilometro decidiamo di rompere gli indugi e forziamo l'andatura, forse è troppo presto ma oramai il danno è fatto. Iniziamo ad intravedere qualche runner cadavere sul ciglio della strada e adesso sorpassiamo persone a grappoli. Le endorfine le liberiamo in quantità industriale, il sudore ci pare profumare di fiori di campo e ariamo l'asfalto. Giungiamo a Castelvecchio e sappiamo che l'arrivo è vicino.... ma non ne ho più! Stiamo girando da qualche chilometro ben sotto il ritmo concordato all'inizio e adesso sento il fardello pesare sulla schiena. Tengo durissimo e cazzo non mollo un centimetro. Entriamo in corso Cavour e butto innanzi una gamba avanti l'altra solo grazie all'inerzia e alla forza di volontà. Giriamo a sinistra e siamo in via Roma. Iniziano le due ali di folla ma io non vedo nessuno, cerco solo Matteo con lo sguardo per assicurarmi di arrivare al traguardo insieme per le foto di rito. Anche lui tiene botta ed è al mio fianco. Altra curva a sinistra ed entriamo trionfali in piazza. Sorriso di rito per i flash e tanta felicità per l'obiettivo raggiunto. Il tempo è di un'ora e 46 minuti. Il garmin recita 21 km e 500 metri, 400 in più del previsto. Media di 4:59 minuti a chilometro. Bene, buon allenamento. Vediamo come andrà fra un mese a Riva del Garda. Adesso scusatemi ma devo andare a pensare chi è la ragazza che mi ha affiancato durante la gara. Tanto vi dovevo. Baci, Davide
domenica 7 settembre 2014
Una domenica mattina a Dossobuono.
Sveglia drammaticamente presto alle 6:45! Si, lo so , non me lo ha ordinato il dottore ma il sadomasochismo si presenta in alcune forme variegate e impensabili che a volte non sai come gestirlo.
Unica cosa da fare in questi casi è prepararsi una colazione ricchissima e pensare solo a tante cose bellissime.
Una volta effettuato il carico di zuccheri mi cambio in rapidità per andare a prendere il compagno di avventure, Matteo. Quando lo vedo capisco di non essere l'unico ad aver avuto un risveglio pesante!!! Giungiamo a Dossobuono, dopo essermi rassicurato sullo stato di salute del collega e siamo carichi e pronti per affrontare i 18 km previsti. Troviamo anche Stefano, un mio collega, che si aggiunge a noi. Si parte! Nemmeno il tempo di capire dove ci troviamo che si passa subito davanti al primo ristoro. Ma si può mettere un ristoro dopo poco più di un km? Mah! Altro problema i partecipanti sono tantissimi e la corsa diventa uno slalom poco simpatico in mezzo ad un mare di persone. Difficilissimo in queste condizioni mantenere un passo costante e rilassare la mente. No problem! Fortunatamente il percorso è pianeggiante e si riesce a mantenere discreti tempi. Fra una chiacchera e l'altra arriviamo al bivio dove lasceremo Stefano che decide, visto il polpaccio così così, di abbandonarci per il tragitto più corto. Adesso la carreggiata è molto libera e si corre meglio anche se, oramai al decimo km, non si è ancora visto un ristoro.Detto Pensato, fatto! Eccolo il ristoro. Ingurgito zollette di zucchero, bicchieri di the, bicchieri di acqua e mi sento tornare a nuova vita. Dopo un chilometro ecco un altro ristoro, ma come???? Organizzazione da rivedere assolutamente! Non accade nulla di particolare fino alla fine, a parte che, arrivati al diciassettesimo chilometri (quindi penultimo), transitiamo davanti ad un altro ristoro. Pensiamo che sia uno scherzo e procediamo senza fermarci. Nell'ultimissimo tratto diamo un bello scossone al ritmo gara e giungo all'arrivo buono solo come concime per i fiori.... ma felice!
Ristoro finale e ritiro pacco gara. Giunto a casa pieno di endorfine fino all'ultimo capello mi sorprendo nel vedere un allestimento molto particolare fatto di una gabbia di reti. Si gioca a Scianco!
Lo prendo come un messaggio che arriva dall'alto che mi dice di lasciare stare con il faticosissimo triathlon e darmi a sport più soft. Tanto vi dovevo. Baci, Davide
Una volta effettuato il carico di zuccheri mi cambio in rapidità per andare a prendere il compagno di avventure, Matteo. Quando lo vedo capisco di non essere l'unico ad aver avuto un risveglio pesante!!! Giungiamo a Dossobuono, dopo essermi rassicurato sullo stato di salute del collega e siamo carichi e pronti per affrontare i 18 km previsti. Troviamo anche Stefano, un mio collega, che si aggiunge a noi. Si parte! Nemmeno il tempo di capire dove ci troviamo che si passa subito davanti al primo ristoro. Ma si può mettere un ristoro dopo poco più di un km? Mah! Altro problema i partecipanti sono tantissimi e la corsa diventa uno slalom poco simpatico in mezzo ad un mare di persone. Difficilissimo in queste condizioni mantenere un passo costante e rilassare la mente. No problem! Fortunatamente il percorso è pianeggiante e si riesce a mantenere discreti tempi. Fra una chiacchera e l'altra arriviamo al bivio dove lasceremo Stefano che decide, visto il polpaccio così così, di abbandonarci per il tragitto più corto. Adesso la carreggiata è molto libera e si corre meglio anche se, oramai al decimo km, non si è ancora visto un ristoro.
Lo prendo come un messaggio che arriva dall'alto che mi dice di lasciare stare con il faticosissimo triathlon e darmi a sport più soft. Tanto vi dovevo. Baci, Davide
giovedì 4 settembre 2014
Si inizia a fare sul serio.
Il mese di Agosto è trascorso con alti e bassi emotivi ma con una determinata costanza dal punto di visto sportivo. L'andazzo è quello di quasi un allenamento al giorno, principalmente di nuoto e di corsa. La bici è un filo trascurata anche per colpa di un'estate mai pervenuta quest'anno. Tutti questi allenamenti li affronto in compagnia di un amico, Matteo, che mi ha dato la possibilità di dare una decisa sterzata nell'approccio alle fatiche. Prossimi obiettivi ufficiali: la Cangrande Half Marathon il 5 Ottobre, il 12 Ottobre il Triathlon sprint di Lerici e il 9 Novembre la Mezza maratona di Riva del Garda. Tanta voglia di faticare e di raccontare nuove avventure. Restate collegati! Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
mercoledì 23 luglio 2014
A volte ritornano....
Sono tornato! Non avrete pensato che avrei potuto abbandonarvi così, senza qualche altra perla di rara bellezza. Devo ammettere che che ultimamente sono stato afflitto dalla sindrome dello scrittore e non sono più riuscito a postare alcunchè. Forse non c'era nemmeno molto da dire. Pazienza! A breve nuovi programmi di allenamenti e nuove gare da traguardare. Tanto vi dovevo. Baci, Davide.
giovedì 20 febbraio 2014
Giulietta & Romeo HalfMarathon (ovvero la Mezza di Verona) - Il post.
E' sabato ed è la vigilia della mia prima mezza maratona. Mi reco al palazzetto dello sport per ritirare pettorale e pacco gara. La prima sensazione è che l'organizzazione sia già da subito perfetta, visto il gran numero di addetti e l'attenzione ai particolari. Stand di tutti i tipi, scarpe, magliette, pantaloncini, massaggiatrici, squadre di triathlon e tanta tanta gente. Di questa gente ne conosco più di qualcuna e mi fermo per un sacco di volte a chiaccherare. Fra queste ho incontrato la mia futura manager sportiva, Anna, che già gestisce qualche bel animalone sportivo ed è desiderosa di avermi nel suo parco atleti (devo cambiare frase, sembra il racconto di un film porno). Mi immagino quando dedicherò anche a lei l'oscar dello sport che vincerò fra qualche tempo. Ci sarà Cameron Diaz che aprirà la busta è dirà: ".... and the winner is..... Tosi Davide". Ed io dirò ".... I want to thank my manager Anna...". Comunque, tutto sto chiaccherare mi ha fatto perdere parecchio tempo e a casa sono già pronti gli gnocchi. Che atleta! Il giorno dopo mi sveglio ma non è così presto come per tutte le altre gare fatte finora, stavolta si gioca in casa. 4 fette biscottate e un the. Via si parte! Nella zona della partenza c'è già tantissima gente e un gruppo di brasiliani che suonano le percussioni, festa totale. Non fa nemmeno tanto freddo e basta fare qualche corsetta di riscaldamento per stare discretamente. Nello schieramento mi trovo a fianco del mio amico Marco che come al solito farà la sua porca figura a livello di cronometraggio finale.
Scambiamo qualche discorso, ci facciamo in bocca al lupo e alle 10 in punto parte la manifestazione. All'inizio c'è tanta calca si fa fatica ad evitare le gambe degli altri corridori e l'attenzione è a mille. Mi passa allegramente il mio amico d'infanzia Gianluca, sempre presente a questi appuntamenti, anche lui fortissimo. Il primo chilometro si sviluppa nella zona dello stadio che è stato il mio quartiere per più di trent'anni e ogni angolo di strada mi porta alla mente più e più ricordi. Il mio gps perde immediatamente il segnale e non so già da subito a quanto sto andando quindi decido che oggi si corre a sensazioni (scusa bella e buona). Secondo chilometro e ci dirigiamo verso la circonvallazione che porta con sè una leggera salita, abbastanza pendente da svegliare definitivamente la circolazione nelle gambe. Terzo chilometro e qui mi si affianca Mirco un mio collega di triathlon che sta andando come un missile ma che si ferma carinamente a scambiare qualche chiacchera con me. Ci stiamo dirigendo verso Castelvecchio e gli scenari incominciano ad essere imperdibili anche se conosciuti a memoria. Quarto chilometro e navighiamo verso il quartiere di San Zeno. Le gambe per ora mi dicono che stanno bene e si procede a discreta andatura (per le mie medie). Quinto chilometro e primo rifornimento, cerco i gel energetici che ho scioccamente dimenticato a casa, ma non li trovo! Decido di buttare giù solo un bicchiere d'acqua e un goccio di the, peccato che quasi tutto finisca sulla maglietta perchè non sono in grado di bere in movimento! Che poveretto! Sesto chilometro e vengo raggiunto da due ragazzi che mi riconoscono perchè antagonisti di mille battaglie calcistiche. Chiaccheriamo e chiaccheriamo.... per tanto... forse troppo, ma saltano fuori degli aneddoti carini e mi spiacerebbe perdermeli. Arriviamo al chilometro 7, quello clou perchè ci dovrebbe essere la mia famiglia ad aspettarmi sulla strada. Infatti puntualmente li riconosco da lontano (ho un fratello molto alto) e mi fermo per un un saluto e qualche "cinque" a mio nipote, mia cognata e mia mamma. Che emozione! L'ottavo chilometro è quello che ci riporta in zona stadio, dove decido, visto il preoccupante calo di attenzione, di seguire una ragazza bionda che sta tenendo un buon passo, e così farò per tre chilometri. Thank you ragazza bionda! Il Nono, il Decimo e l'Undicesimo chilometro sono quelli che mi fanno capire che oggi avremo la possibilità di anticipare le funzioni per la via crucis previste per il venerdi santo. Mi sento stanchissimo! Sarà per caso dovuto al fatto che ultimamente mi sono allenato con una discontinuità assoluta? No problem, riprendo la mia croce sulle spalle e continuo a correre con la mia corone di spine in testa. Con il dodicesimo chilometro si arriva al passaggio di metà corsa e il definitivo avvicinamento verso il percorso del centro cittadino ed io abbandono tristemente la compagnia della bella bionda, troppo veloce per me! Al tredicesimo chilometro ripassiamo sulla salitella della circonvallazione già citata e, mentre prima aveva avuto una funzione di risveglio dal torpore, adesso diventa la morte delle ultime energie residue. Al quattordicesimo chilometro tornando davanti a castelvecchio sento da lontano la musica dei brasiliani che mi mette di buon umore infatti corro battendo le mani e mi diverto parecchio. Ma chi vedo spuntare di fianco ad uno dei percussionisti? Mia mamma! Si sbraccia per salutarmi e , vedendomi battere le mani correndo credo abbia pesanto quanto avrebbe gradito un figlio meno eccentrico. Quindicesimo chilometro: Primo ponte! Ponte Risorgimento, direzione arsenale. Qui corro per un tratto con un ragazzo e una ragazza. Lui dice a lei: "dai mancano solo 6 chilometri, come due ripetute sui 3000 metri, una sciocchezza" Lei risponde: "si si non ci vuole niente per finire". Danno l'impressione di essere molto in forma e rilassati tanto che li importuno e dico:" se gradite ho anche una sigaretta in tasca se volete arrivare fumando". Ridiamo. Sedicesimo chilometro: "IL DRAMMA". No, questa volta io non c'entro niente, o meglio io presento parecchie difficoltà motorie ma il dramma è capitato ad altri. Stiamo percorrendo via Quattro Novembre una strada larga che ci porta in Piazza Vittorio Veneto. Qui vengo avvicinato da una ragazza e arriviamo insieme alla curva della piazza. All'improvviso si parano davanti a noi un gruppetto di 5/6 signore che tentano impudentemente di atttraversare la strada. L'ultima, vedendo le altre partire si getta anche lei in mezzo alla strada ma è troppo tardi. La ragazza di fianco a me non può più evitarla e la tocca leggermente ad una spalla. La signora già non molto in equilibrio, cade di culo sull'asfalto. Il giornale L'Arena, il giornale di Verona, intitola il giorno dopo: "Investe anziana e fugge, ricercata maratoneta!". In questo articolo, che nemmeno di poco si avvicina alla realtà, viene richiesto di presentarsi dai vigili urbani se si è stati testimoni dell'incidente. Ho appuntamento giovedì sera da loro per riportare quello che ho visto. Non mi è permesso aggiungere altro sull'accaduto finchè le indagini sono al vaglio degli inquirenti.
Diciassettesimo chilometro e secondo ponte! Ponte della Vittoria. Diciottesimo chilometro direzione via Garibaldi. Oramai le forze sono ridotte al lumicino e l'unica cosa che mi permette di proseguire è pensare che mancano solo 4 chilometri prima dell'apoteosi. Diciannovesimo chilometro, terzo ponte! Ponte Nuovo, qui avviene il ricongiungimento con Mirco che pare essere ed è più fresco di me, quindi mi affianco per sfruttarne il più possibile l'energia. Ventesimo chilometro, sono cotto ma quel filo lucido per capire che oramai è fatta. Infatti inizio a dare cinque a chiunque ci sia ai lati della strada. Mi preparo per la fiesta! Ventunesimo e ultimo chilometro, quarto e ultimo ponte! Ponte Navi. Provo ad aumentare la velocità per entrare trionfale in piazza Brà, ma il risultato non è affatto dei migliori. Non mi rattristisco per questo motivo e continuo felice. Entro in piazza e le transenne sono piene di gente, che sensazione stupenda. Curva a destra e scendiamo verso l'entrata dell'Arena. Il passaggio nell'anfiteatro è un'esperienza mistica ed eccezionale pari alla prima volta che ho fatto all'amore o allo scudetto dell'Hellas Verona. Esco e svolto a sinistra, vedo ancora mia mamma sul pezzo che è riuscita in questo marasma a trovare un buco per salutarmi. Mi congedo da lei e passo sotto l'arrivo mimando un aeroplanino. FANTASTICOOOO! Il tempo di arrivo non è di quelli sperati, anche se si iniziano a vedere dei miglioramenti (un ora e 48 minuti), ma la felicità è di quelle inattese. C'è solo un problema, mi cala d'improvviso la pressione e mi si annebbia la vista. Sono in mezzo alla calca e ci vedo a malapena. Mi giro verso sinistra e capisco di essere passato a miglior vita quando in alto vedo Papà del gnoco (maschera caratteristica di Verona). Incredibile, pensavo che le chiavi del paradiso le gestisse San Pietro e invece c'è Papà del Gnoco! Beh speriamo che l'aldilà sia tutto un gran carnevale. Tanto vi dovevo, Davide.
Scambiamo qualche discorso, ci facciamo in bocca al lupo e alle 10 in punto parte la manifestazione. All'inizio c'è tanta calca si fa fatica ad evitare le gambe degli altri corridori e l'attenzione è a mille. Mi passa allegramente il mio amico d'infanzia Gianluca, sempre presente a questi appuntamenti, anche lui fortissimo. Il primo chilometro si sviluppa nella zona dello stadio che è stato il mio quartiere per più di trent'anni e ogni angolo di strada mi porta alla mente più e più ricordi. Il mio gps perde immediatamente il segnale e non so già da subito a quanto sto andando quindi decido che oggi si corre a sensazioni (scusa bella e buona). Secondo chilometro e ci dirigiamo verso la circonvallazione che porta con sè una leggera salita, abbastanza pendente da svegliare definitivamente la circolazione nelle gambe. Terzo chilometro e qui mi si affianca Mirco un mio collega di triathlon che sta andando come un missile ma che si ferma carinamente a scambiare qualche chiacchera con me. Ci stiamo dirigendo verso Castelvecchio e gli scenari incominciano ad essere imperdibili anche se conosciuti a memoria. Quarto chilometro e navighiamo verso il quartiere di San Zeno. Le gambe per ora mi dicono che stanno bene e si procede a discreta andatura (per le mie medie). Quinto chilometro e primo rifornimento, cerco i gel energetici che ho scioccamente dimenticato a casa, ma non li trovo! Decido di buttare giù solo un bicchiere d'acqua e un goccio di the, peccato che quasi tutto finisca sulla maglietta perchè non sono in grado di bere in movimento! Che poveretto! Sesto chilometro e vengo raggiunto da due ragazzi che mi riconoscono perchè antagonisti di mille battaglie calcistiche. Chiaccheriamo e chiaccheriamo.... per tanto... forse troppo, ma saltano fuori degli aneddoti carini e mi spiacerebbe perdermeli. Arriviamo al chilometro 7, quello clou perchè ci dovrebbe essere la mia famiglia ad aspettarmi sulla strada. Infatti puntualmente li riconosco da lontano (ho un fratello molto alto) e mi fermo per un un saluto e qualche "cinque" a mio nipote, mia cognata e mia mamma. Che emozione! L'ottavo chilometro è quello che ci riporta in zona stadio, dove decido, visto il preoccupante calo di attenzione, di seguire una ragazza bionda che sta tenendo un buon passo, e così farò per tre chilometri. Thank you ragazza bionda! Il Nono, il Decimo e l'Undicesimo chilometro sono quelli che mi fanno capire che oggi avremo la possibilità di anticipare le funzioni per la via crucis previste per il venerdi santo. Mi sento stanchissimo! Sarà per caso dovuto al fatto che ultimamente mi sono allenato con una discontinuità assoluta? No problem, riprendo la mia croce sulle spalle e continuo a correre con la mia corone di spine in testa. Con il dodicesimo chilometro si arriva al passaggio di metà corsa e il definitivo avvicinamento verso il percorso del centro cittadino ed io abbandono tristemente la compagnia della bella bionda, troppo veloce per me! Al tredicesimo chilometro ripassiamo sulla salitella della circonvallazione già citata e, mentre prima aveva avuto una funzione di risveglio dal torpore, adesso diventa la morte delle ultime energie residue. Al quattordicesimo chilometro tornando davanti a castelvecchio sento da lontano la musica dei brasiliani che mi mette di buon umore infatti corro battendo le mani e mi diverto parecchio. Ma chi vedo spuntare di fianco ad uno dei percussionisti? Mia mamma! Si sbraccia per salutarmi e , vedendomi battere le mani correndo credo abbia pesanto quanto avrebbe gradito un figlio meno eccentrico. Quindicesimo chilometro: Primo ponte! Ponte Risorgimento, direzione arsenale. Qui corro per un tratto con un ragazzo e una ragazza. Lui dice a lei: "dai mancano solo 6 chilometri, come due ripetute sui 3000 metri, una sciocchezza" Lei risponde: "si si non ci vuole niente per finire". Danno l'impressione di essere molto in forma e rilassati tanto che li importuno e dico:" se gradite ho anche una sigaretta in tasca se volete arrivare fumando". Ridiamo. Sedicesimo chilometro: "IL DRAMMA". No, questa volta io non c'entro niente, o meglio io presento parecchie difficoltà motorie ma il dramma è capitato ad altri. Stiamo percorrendo via Quattro Novembre una strada larga che ci porta in Piazza Vittorio Veneto. Qui vengo avvicinato da una ragazza e arriviamo insieme alla curva della piazza. All'improvviso si parano davanti a noi un gruppetto di 5/6 signore che tentano impudentemente di atttraversare la strada. L'ultima, vedendo le altre partire si getta anche lei in mezzo alla strada ma è troppo tardi. La ragazza di fianco a me non può più evitarla e la tocca leggermente ad una spalla. La signora già non molto in equilibrio, cade di culo sull'asfalto. Il giornale L'Arena, il giornale di Verona, intitola il giorno dopo: "Investe anziana e fugge, ricercata maratoneta!". In questo articolo, che nemmeno di poco si avvicina alla realtà, viene richiesto di presentarsi dai vigili urbani se si è stati testimoni dell'incidente. Ho appuntamento giovedì sera da loro per riportare quello che ho visto. Non mi è permesso aggiungere altro sull'accaduto finchè le indagini sono al vaglio degli inquirenti.
Diciassettesimo chilometro e secondo ponte! Ponte della Vittoria. Diciottesimo chilometro direzione via Garibaldi. Oramai le forze sono ridotte al lumicino e l'unica cosa che mi permette di proseguire è pensare che mancano solo 4 chilometri prima dell'apoteosi. Diciannovesimo chilometro, terzo ponte! Ponte Nuovo, qui avviene il ricongiungimento con Mirco che pare essere ed è più fresco di me, quindi mi affianco per sfruttarne il più possibile l'energia. Ventesimo chilometro, sono cotto ma quel filo lucido per capire che oramai è fatta. Infatti inizio a dare cinque a chiunque ci sia ai lati della strada. Mi preparo per la fiesta! Ventunesimo e ultimo chilometro, quarto e ultimo ponte! Ponte Navi. Provo ad aumentare la velocità per entrare trionfale in piazza Brà, ma il risultato non è affatto dei migliori. Non mi rattristisco per questo motivo e continuo felice. Entro in piazza e le transenne sono piene di gente, che sensazione stupenda. Curva a destra e scendiamo verso l'entrata dell'Arena. Il passaggio nell'anfiteatro è un'esperienza mistica ed eccezionale pari alla prima volta che ho fatto all'amore o allo scudetto dell'Hellas Verona. Esco e svolto a sinistra, vedo ancora mia mamma sul pezzo che è riuscita in questo marasma a trovare un buco per salutarmi. Mi congedo da lei e passo sotto l'arrivo mimando un aeroplanino. FANTASTICOOOO! Il tempo di arrivo non è di quelli sperati, anche se si iniziano a vedere dei miglioramenti (un ora e 48 minuti), ma la felicità è di quelle inattese. C'è solo un problema, mi cala d'improvviso la pressione e mi si annebbia la vista. Sono in mezzo alla calca e ci vedo a malapena. Mi giro verso sinistra e capisco di essere passato a miglior vita quando in alto vedo Papà del gnoco (maschera caratteristica di Verona). Incredibile, pensavo che le chiavi del paradiso le gestisse San Pietro e invece c'è Papà del Gnoco! Beh speriamo che l'aldilà sia tutto un gran carnevale. Tanto vi dovevo, Davide.
sabato 8 febbraio 2014
La Maratona di Siracusa - Il post.
Sono le 7 in punto di domenica 26 Gennaio quando mi sveglio nel letto del Bed and Breakfast Il Carmine ad Augusta località in cui attualmente vive mia sorella con la sua famiglia. La tensione per l'evento si è fatta notevolmente sentire per tutta la notte infatti le ore dormite saranno state due o tre. Mi dirigo nella sala della colazione dove c'è ad attendermi Marco, il gestore della struttura, che mi fa trovare preparato un the caldo e decide che io sia un soggetto perfetto per il suo blog e mi scatta un paio di foto (allego post http://bbilcarmine.blogspot.it/http://bbilcarmine.blogspot.it/ ). Svolte le formalità con la stampa parto con la Panda a noleggio direzione Siracusa (30 km circa). Giornata......... S P E T T A C O L A R E ! Nessuna nuvola in cielo e temperatura gradevole già alle 8 di mattina. Una volta in città raggiungo il gruppo dei corridori miei colleghi di Unicredit per la consegna dei pettorali, delle maglie e per le foto di rito. La manifestazione prevede la partecipazione sia ad una corsa di 10 km, alla mezza maratona (21 km) e naturalmente alla maratona (42 km). Cerco nel gruppo di circa 25 persone qualcuno che mi faccia compagnia nella maratona ma scopro che tutti sono li per correre la mezza. Ho già vinto, devo solo arrivare e vincerò il trofeo aziendale (molto fantozziana questa situazione). Ultimi preparativi: vaselina sui capezzoli e nell'interno coscia, ingurgito un gel pregara e preparo gli altri gel per la gara. Mi dirigo verso la partenza che è collocata nel centro di Ortigia, una splendida isola collegata alla città, ricca di storia e di bellezze straordinarie (se non sei mai stato a Siracusa devi andarci). La partenza è prevista per le ore 9:00 ma inspiegabilmente la stessa subirà un ritardo di 20-25 minuti che mi fanno un filo innervosire visto che siamo all'ombra del duomo e sono con le mezze maniche, ho rischiato enormemente una dissenteria fulminante. Si parte! Nella testa continuo a ripetermi di andare piano e di non esagerare se voglio arrivare fino in fondo, anche se le sensazioni sembrano essere ottime devo continuare a mantenere il mio ritmo prestabilito: 5 minuti e 30 secondi a chilometro. Il mio Garmin (orologio) perde però fin da subito il segnale satellitare e diventa quasi impossibile gestire i tempi nei primi 8 chilometri. La corsa all'inizio è da pelle d'oca per merito di un tragitto ineguagliabile all'interno della città antica. Inizia anche a farsi sentire il caldo. Inizia già a farsi sentire anche il dolore al ginocchio che mi ha accompagnato per tutta la preparazione e speravo tanto che oggi non si sarebbe fatto vivo o per lo meno verso la fine della gara. Tengo duro! Verso il nono chilometro usciamo da Ortigia e ci dirigiamo verso la campagna ed io mi sparo il primo gel e così per ogni intervallo di 8 chilometri. Per i primi chilometri il paesaggio è stupendo e tutto procede per il meglio anche perchè sono accompagnato dai molti corridori della mezza maratona, ma dal bivio in cui li abbiamo lasciati (16° km) non ho praticamente più incrociato nessun corridore. Da qui in poi è andata in onda la "Marratona in solitaria di Davide Tosi". Riuscirà il nostro eroe a reggere la pressione per queste prossime ore in una terra sconosciuta e in completo isolamento? Andiamo a vedere! Ginocchio a parte le sensazioni sono buone e il ritmo che sto tenendo è quello voluto. Al ventiduesimo chilometro l'organizzazione gara ha previsto due giri su di un circuito sterrato in mezzo al nulla. I giorni prima della gara deve aver piovuto parecchio perchè ho corso in mezzo alla melma, parecchia melma. Tutto abbastanza bene ma ad un certo punto mi si para avanti un cane che inizia ad abbaiarmi contro ed in un secondo momento a rincorrimermi, che ansia! Giro l'angolo e l'animale mi abbandona ma davanti a me si para una mega pozzanghera che è impossibile evitare perchè occupa tutta la carreggiata. Mi fermo, penso, ma non vedo altre possibilità che passarci in mezzo visto che il buon Mosè ancora non mi ha dato la formula per aprire le acque. Beh non sarà così profonda pensavo dentro di me, forse riesco a non bagnarmi nemmeno le scarpe. Ci entro dentro e l'acqua mi arriva fino ad un centrimetro sotto il ginocchio, aiuto! Sempre più fantozziano! Adesso ho anche le scarpe piene di acqua per rendere le cose più semplici. Arrivo al giro di boa e mi rifocillo con arance, biscotti e acqua, parecchia acqua. D'altra parte la giornata in questo momento è diventata veramente calda, spezzagambe oserei dire. Altro giro quindi e ancora il cane di prima e stessa identica situazione imbarazzante di prima. E rieccoci al confronto con la pozzanghera. Decido di cambiare tragitto e passo a qualche metro più distante da dove sono passato prima. ERRORE! In quel punto trovo la fossa delle Marianne, mi storgo la caviglia, inciampo e i crampi mi prendono tutto il corpo. Sono nel dramma!. Giungo correndo lentamente fino al ristoro dei 30 chilometri per vedere che effetto che fa ma sono in grosse difficoltà. Da qui in poi il racconto non tratta più di un avvenimento sportivo ma di una lotta di un uomo contro la sopravvivenza; un uomo che ha deciso di arrivare fino in fondo alla corsa anche se dovrà metterci tutto il giorno per farlo. Peccato perchè fino al trentesimo chilometro mi trovavo in perfetto rispetto dei tempi previsti prima della partenza. E così da questo punto in poi, ad intervalli di corsa e camminata, ho svolto quello che mancava per giungere all'arrivo. Non c'è molto da raccontare visto che negli ultimi 12 km non ho incontrato anima viva rimanendo sempre con il dubbio che avessi potuto sbagliare strada. Finalmente vedo la città e sento la musica dell'arrivo. Provo anche a raschiare il barile delle energie per arrivare sotto il cartello di arrivo in leggero allungo ma oramai i crampi sono arrivati anche dietro l'orecchio. Sono fuso! All'arrivo non c'è nessuno, solo una signora, che nonostante la mia incapacità di vedere riconosco essere mia madre. Ci abbracciamo e ridiamo! Lei mi dice: "pensavo non arrivassi più ma ti avrei aspettato fino a questa sera, ad un certo punto ho iniziato a guardare dentro alle ambulanze se riuscivo a vederti". Ci ridiamo su, oramai è fatta! Il tempo di arrivo è di 4 ore e mezza! Dal punto di vista sportivo si tratta di un tempo drammatico ma solo io so che cosa sono riuscito ad affrontare e a superare per rendere anche questo tempo un buon tempo. Il post gara mi ha visto invece protagonista assoluto nelle panetterie, nelle pasticcerie e nei ristoranti siciliani che rimangono sempre i migliori di tutti. Comunque il giorno 26 Gennaio alla Maratona di Siracusa ho vinto anch'io! Tanto vi dovevo, Davide
domenica 5 gennaio 2014
Siiii puòòòòòò fareeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!
Questa mattina la sveglia del telefonino era puntata alle 06:30. La tensione e la paura per quello che mi aspettava mi era cresciuta dentro in maniera spropositata durante tutto il week end. Il rumore sul velux mi rivelava il fatto che la pioggia non aveva smesso un minuto per tutta la notte e l'intenzione non era affatto quella di smettere. La cosa più assurda è stata che ho tergiversato talmente tanto che ho rimandato la sveglia ogni 5 minuti per un'ora intera. Non avevo nessuna intenzione di affrontare i 35 chilometri misto nuoto/corsa e infatti ho preparato la colazione alla velocità di una tartaruga lentissima. Insomma, nonostante l'apatia, alle 8:30 ero in pista e il diluvio universale era in atto. Questa volta l'organizzazione è stata impeccabile: acqua, sali minerali e gel. Nonostante la poca voglia e il clima avverso posso dirvi che "siiii puòòòòò fareeeeeeeeee!!!!! E' possibile che dopo questi 35 km fatti in questo modo io riesca a finire una maratona. In verità gli ultimi due chilometri sono stati un supplizio ma sono stato in grado di mantenere un ritmo costante. La cosa che ho capito da questa esperienza è che devo ingerire gel energetici ogni 7/8 chilometri e bere costantemente per evitare che mi assalgano crisi. Tanto vi dovevo, Davide.
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